Saddam Hussein, dopo un travagliato processo, è stato condannato a morte.
Tralasciamo il fatto che hanno chiamato un giudice curdo a giudicare uno sterminio di curdi, e tralasciamo la gioia di Giorgio Cespuglio (aka George Bush), dal momento che Saddam è anche “opera” degli USA. Sono anche questi argomenti di discussione, ma io mi voglio concentrare un attimo sulla condanna a morte in sè.
Personalmente sono contrario alla pena di morte a prescindere. E’ una delle poche posizioni davvero radicali che ho: la pena di morte è inconcepibile (almeno per me) qualunque sia il delitto. E’ inconcepibile anche in caso di certezza della colpevolezza. E’ inconcepibile perchè la Giustizia (notare la G maiuscola) non può punire l’assassino abbassandosi al suo livello.
Non è una visione cristiana del tipo “la vita appartiene a Dio e solo lui ha la facoltà di darla e toglierla” (affermazione con la quale si cerca di ostacolare anche la ricerca genetica), semplicemente credo che il diritto alla vita sia inviolabile in qualunque caso.
Chiaramente posso dire questo a freddo, sono sicuro che se avessi perso qualche caro in una di quelle stragi o ucciso da uno dei tantissimi condannati a morte negli Stati Uniti non sarei così contrario. Non comprendo i sentimenti di queste povere persone, perchè è impossibile se non ci sei in mezzo, ma li posso soltanto lontanamente immaginare. E per questo non biasimo chi vuole Saddam morto dopo aver subito le angherie della dittatura per anni. E non biasimo neanche chi da “esterno” applaude la condanna (come Dappe): ognuno è libero di pensarla come vuole ![]()
Però c’è da considerare un ulteriore fattore in questa vicenda: l’uccisione di Saddam sarebbe un evento catastrofico, perchè lo trasformerebbe in un “martire”, mentre tenerlo in una cella a pagare per tutta la vita le sue atrocità sarebbe non solo una pena maggiormente commisurata al delitto (la pena di morte in quanto si risolve? Una manciata di minuti…contro la prospettiva di anni, decenni, in una gabbia) ma anche un monito e un segnale per chi volesse percorrere le sue nefaste orme.
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