Non mi piace parlare due volte di fila della stessa cosa, ma la questione mi sta troppo a cuore e quindi sento di dover aggiungere alcuni tasselli al quadro delineato nel post precedente.
Oggi Metro (il quotidiano gratuito che viene distribuito nelle principali città italiane) ha dedicato quasi la metà di pagina 2 all’argomento dei videogiochi-brutti-e-cattivi.
Anche in questo caso si parla di Rule of Rose, terrificante survival horror di prossima uscita, che sta destando preoccupazioni in tutta Italia. Disturbante, è stato definito. Metro ne parla come “il caso dell’anno”…senza precisare che in Giappone è stato un completo flop (qualche decina di migliaia di copie) e che tutto questo parlare è solo pubblicità gratuita. Chissà ora in quanti lo compreranno “per vedere com’è”. Ne volevo parlare già ieri, ma non mi andava di aggiungermi alla catena di Sant’Antonio che sta regalando così tanto hype a un gioco che non lo merita.
Si parla ancora di “prevenzione” e di “censura” (senza citare apertamente la parola, mi sembra ovvio), ma perchè queste cose non accadono per le altre forme di intrattenimento? Io non li guardo, ma ci sono certi horror che farebbero il solletico a Resident Evil…gente smembrata, gente che muore nel modo più spettacolare possibile…e poi mi venite a dire che un ammasso di pixel è più dannoso perchè c’è l’interattività? O che basta mettere un “vietato ai minori di 16 anni” per evitare che i bambinetti entrino al cinema? Un po’ meno ipocrisia non guasterebbe.
Inoltre il pezzo apparso su Metro conferma la mia teoria: gli articoli sui videogiochi sono scritti da gente che non sa niente di videogiochi. Ed è per questo che in Rule of Rose si parla di alcuni ragazzini che si dilettano a torturare una ragazzina
, mentre il gioco pare sia tutto “al femminile”, e soprattutto si parla di Grand Theft Auto: Vice City. ultimo episodio di una serie dove i giocatori interpretano delinquenti che vagano uccidendo passanti e distruggendo ogni cosa
…peccato che Vice City non sia affatto l’ultimo capitolo e che lo scopo del gioco è ben altro, o almeno non è solo uccidi&spacca.
Saranno anche piccole imprecisioni, ma sono sintomatiche secondo me. E l’articolo conclude con una perla, un luogo comune di quelli evergreen:Oggi i videogiochi dove c’è da ammazzare, distruggere o picchiare continuano ad essere i più venduti. Chissà perchè?
Vorrei tanto vedere i dati statistici che portano a questa conclusione…
EDIT 16/11/06 - Su Punto Informatico è apparso oggi un interessante articolo sull’argomento, nello specifico una lettera aperta scritta dal direttore editoriale di Gamers e GameCon al direttore di Panorama, relativa al controverso articolo sulla violenza nei videogiochi che ha scatenato il putiferio di questi giorni
FORSE TI INTERESSANO QUESTI POST
No comments yet to “ Videogiochi al rogo \2 ”
Leave a Reply
Se è la prima volta che lasci un commento, dovrai attendere che venga approvato: non provare a inviarlo più volte!







