Come sempre, in Italia non si riesce mai a capire quali siano le priorità. Visti da Lontano riporta infatti la notizia che un quindicenne ha scritto un'accorata lettera addirittura al Financial Times (O__O) per lamentarsi di quanto nei licei italiani lo studio del latino ha una priorità maggiore anche dell'inglese e di come secondo lui sia inutile, mentre potremmo studiare il cinese, che migliorerebbe, comunque, le capacità logiche ed aiuterebbe a realizzare qualcosa nel futuro.

E fin qui il tutto sarebbe ancora ancora comprensibile; ma il lato tragicomico della faccenda è che il Financial Times dà corda al ragazzino e si lancia in ua filippica contro l'insegnamento del latino, sostenendo che anche nelle società più raffinate non rappresenta più un segno di erudizione, ma una dimostrazione di una gioventù mal spesa.
Io sono uno di quei pochissimi studenti a cui il latino piaceva e anche tanto, e riconosco che aiuta davvero ad affinare le capacità logiche e linguistiche, aprendo la porta all'apprendimento di altre lingue moderne. Capisco che possa essere noioso per alcuni, ma serve.
E poi i problemi del sistema scolastico sono ben altri, come le strutture fatiscenti, gli insegnanti incopetenti e ormai vecchi: giusto oggi un articolo di corriere.it denuncia che solo lo 0.05% (9 su 18651!) degli insegnati universitari di ruolo ha meno di 35 anni. Questo a mio avviso provoca una quantità inimmaginabile di giovani insegnanti validi ma disoccupati e soprattutto un incredibile disparità generazionale tra studenti e insegnanti, che non sarà certo un fattore determinante ma è comunque indicativo.


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