Una decina di giorni fa ho parlato un po’ dell’interessante campagna virale italiana nota con il nome di Save the Text, Save the Words.
Il termine ultimo per “salvare le parole” era proprio oggi, ed ecco che finalmente si può vedere cosa sia questo Bright.ly: lo stesso H725 annuncia sul suo sito l’avvento di Bright.ly pur senza dichiararsi vinto.
Ma allora cos’è Bright.ly? Non si tratta di un’associazione dittatoriale simile al Partito di V for Vendetta o al Grande Fratello (quello di Orwell, ovviamente ._. reality-dipendenti!), ma di una neonata web agency italiana specializzata nella produzione di siti e contenuti in formato video per il web. In altre parole, e spero di aver capito bene, è una società che realizza siti basati sul contenuto video e non sul testo scritto: la cosiddetta v-internet.
Lo stesso sito bright.ly (per chi se lo chiede, .ly sta per Libia) dovrebbe essere un esempio di questa filosofia: non un lungo testo scritto che illustri il nuovo modo di concepire il web, ma un’avvenente signorina che accompagna il visitatore in un bosco e gli spiega ogni cosa per mezzo della voce e per mezzo della scollatissima camicetta.
Scherzi a parte, trovo che sia ancora un po’ presto per questo genere di interazione con il web: va bene per siti istituzionali forse, dove il contenuto è fisso, ma già mi immagino il caos nel caso di una community!
Resta il fatto che l’idea è geniale, a partire dalla campagna virale. E resta il fatto che sono davvero molto contento che tutto questo sia nato in Italia (un po’ di campanilismo ogni tanto hehe).
Non mi resta che invitarvi a fare un giro (letteralmente) nel sito di bright.ly perché ne vale davvero la pena; attenzione perché i contenuti sono tutti in inglese.
Qui sotto riporto uno dei video, una interessante allegoria del rapporto utente-contenuto-pubblicità e di come esso sia destinato a cambiare in futuro.
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Just one comment to “ Ecco Bright.ly ”
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E dire che quando postai la prima volta c’era chi mi prendeva per pazzo demente,mentre non capiscono che c’