Una delle lezioni in Piazza Duomo, Milano

Una delle lezioni in Piazza Duomo, Milano

A meno che non viviate sulla montagna del sapone, sarete certamente a conoscenza delle proteste che stanno dilagando in tutta Italia contro la cosiddetta "Riforma Gelmini", la quale si propone di modificare il nostro sistema scolastico.
Non ho intenzione, ora, di trattare ogni punto di questa riforma (anche se probabilmente nei prossimi giorni scriverò qualcosa sulle classi di isolamento inserimento proposte dalla Lega Nord); mi piacerebbe però spendere due parole sulla parte che mi interessa più da vicino, cioè quella che andrà a colpire l'università.
Sì, l'università che in un primo momento "non capisco le proteste, l'università non verrà toccata dalla riforma", ma poi "eh ma sono modifiche giuste e razionali" (prima non ci sono, poi compaiono e sono pure buone, miracolo!).
Non voglio imbarcarmi nell'ennesima disanima degli effetti dei tagli, ma analizzare alcuni aspetti che mi hanno colpito particolarmente.

Perché essere favorevoli
Una delle principali teorie a favore dei tagli sottolinea che (fonte www.forzaitalia.it - slides 12, 13 e 14):

  • L'università in Italia produce meno laureati del Cile
  • Non c'è un'università italiana tra le migliori 150 del mondo
  • Ci sono 37 corsi di laurea con 1 solo studente (questo a quanto pare è un dato sbagliato)
  • 327 facoltà non superano i 15 iscritti
  • Ci sono 5 università importanti con buchi di bilancio enormi
  • Si sono moltiplicate cattedre e posti per professori senza tener conto delle reali esigenze dei ragazzi, aumentando la spesa in maniera inaccettabile
  • 94 università più 320 sedi distaccate in posti non strategici
  • In Italia abbiamo 5500 corsi di laurea, in Europa la metà
  • 170.000 materie insegnate rispetto alle 90.000 della media europea
  • Nel 2001 i corsi erano 2444, oggi 5500
  • Negli ultimi sette anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26.000. Nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro.
  • I ragazzi sono sottoposti ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea per trovare giustificazione a corsi fatti solo per dare cattedre
  • Non c'è trasparenza nei bilanci

Sempre nella presentazione linkata più su (slide 13) si sottolinea che "la sinistra non dice che l'università italiana e ridotta malissimo e non c'è trasparenza nei bilanci".
In altre parole, si cerca di accusare "la sinistra" (in seguito capirete il perché delle virgolette) di voler mantenere lo status quo (il disastroso status quo) in cui versa l'università. Perché le università sono "roccheforti rosse", perché i "baroni" non vogliono perdere i loro privilegi, ecc...la scelta di questo campo semantico è già di per sé indicativa.
Io vorrei trovare, tra le persone contrarie alla riforma, anche un solo individuo che non sia pronto a sottoscrivere i punti sopra riportati. Ci sono tanti, tantissimi modi per risolvere questi problemi, o almeno tentare, prima di giungere a tagli e blocchi delle assunzioni sbandierati come "razionalizzazione" ma che sono tanto razionali quanto la decisione di bruciare un intero frutteto perché una pianta ha i parassiti.

Alcune persone hanno poi affermato che non è vero che in Italia si spende poco per l'istruzione, anzi si spende tanto ma con scarsi risultati. Solitamente si porta a suffragio di queste affermazioni il rapporto sull'istruzione redatto dalla OCSE per il 2008.
Problema: il rapporto (tabella riassuntiva a pag. 218) dice quasi tutt'altro. Se è vero che per l'istruzione primaria si spende un po' più della media OCSE (6835$ contro 6252$), se è vero che per l'istruzione secondaria l'Italia è in linea con la media OCSE (7648$ contro 7804$), il discorso crolla, letteralmente, quando si parla di istruzione universitaria: 8026$ contro una media di 11512$, destinati a calare ulteriormente, sempre che tagliando non si ottenga qualche magico aumento dei soldi a disposizione.

Striscione riferito alle dichiarazioni, poi ritrattate, di Berlusconi

Striscione riferito alle dichiarazioni, poi ritrattate, di Berlusconi

L'ultima spiaggia per gli atenei decise a non morire sarebbe quella di trasformarsi in fondazioni universitarie private (il famigerato art. 16 della Legge 133/2008), con libertà di organizzazione e gestione e con il solo vincolo di far quadrare i bilanci. Obiettivo che potrà essere raggiunto in due modi: con un innalzamento vertiginoso delle rette (visto che in quanto fondazioni private non ci sarebbe più il tetto massimo), anche fino a cifre con tre zeri, e/o l'ingresso di fondi privati.
Queste misure porterebbero, probabilmente, alla suddivisione degli atenei in base a quanto uno si può permettere di pagare (un po' come negli USA), con ovvie conseguenze sul "peso" della laurea in base a dove questa è stata conseguita, e permetterebbero a chi investe i propri fondi nell'università di influire pesantemente sull'organizzazione e sulla didattica.
Ora, chiunque è liberissimo di non vedere nulla di male in un eventuale innalzamento delle rette e/o in un eventuale ingresso di fondi privati negli atenei; allo stesso tempo, però, chiunque è liberissimo di non vedere di buon occhio queste eventualità e di manifestare di conseguenza il suo dissenso.

Protestano solo comunisti violenti fancazzisti disinformati plagiati!
Avete appena letto un piccolo compendio della descrizione media di una persona contraria a queste riforme.
Comunisti contro fascisti. Sinistra contro destra. Destra Sinistra. Solamente in Italia esiste questa mania di classificare ogni cosa come "di destra" o "di sinistra", senza curarsi del forse più utile contrasto giusto/sbagliato.
Così chi manifesta è di sinistra, non importa se si cerca in ogni modo di mantenere la protesta il più lontano possibile dalla connotazione politica: non si può essere contrari senza essere di sinistra, anzi senza essere proprio comunisti (sentito con le mie orecchie: "oggi a Milano c'era la protesta dei comunisti")!
Chi protesta, poi, è ignorante, non si informa e si lascia plagiare dalle temibili menti occulte (comuniste, ovviamente) che si nascondono nell'ombra, avvelenando gli animi. Posso dire che affermazioni del genere sono offensive per chiunque? Non riesco ad accettare di essere definito disinformato e plagiato solo perché dopo essermi informato sul numero più ampio e vario di fonti che ho trovato (perfino sul sito del PdL, per poi scoprire che neanche lì le informazioni sono verificate...!) ho concluso di non essere favorevole a questa riforma.

Alcuni dei cartelli di Mediazione Linguistica

Alcuni dei cartelli di Mediazione Linguistica

Chi protesta non ha voglia di fare lezione. Non solo, impedisce agli altri di seguire le lezioni. Se la seconda di queste affermazioni può essere in parte vera per via delle occupazioni, la prima è ancora una volta un'offesa a un bel numero di persone. Uno studente universitario non ha certo bisogno di scuse per saltare le lezioni, nessuno gli chiede giustificazioni al ritorno da un'assenza; se un giorno ha voglia di stare a casa, se ne sta a casa.
Soprattutto, chi protesta è un violento. Ne sono prova i tafferugli avvenuti a Milano il 21 ottobre. La presenza di persone chiaramente estranee all'università, paradossalmente, diventa una prova dell'infiltrazione della sinistra violenta all'interno della protesta (avranno preso ripetizioni da Cossiga?).
Al contrario, le lezioni che si sono svolte in Piazza Duomo a Milano sono state una forma di protesta assolutamente non violenta e soprattutto sono state un momento bellissimo.
È stato bello seguire le lezioni di Lingua Giapponese e vedere la gente che si fermava per chiedere "è greco?" oppure "è arabo?", è stato ancora più bello vedere i turisti giapponesi che si fermavano allibiti nel sentire la loro lingua in Piazza Duomo.
È stato bello seguire la lezione di Cultura Giapponese (che per puro caso era sul mio periodo preferito, il Sengoku Jidai!) insieme a una vera e propria folla, vedere persino alcuni vecchietti che non si sono persi una parola delle quasi due ore di spiegazione!
Quella delle lezioni in piazza è un'esperienza che andrebbe sicuramente ripetuta anche al di fuori del contesto della protesta, perché è stato veramente emozionante.

Concludendo, non credete a chi vi dice che la protesta è solo politica, non credete a chi vi dice che chi protesta non ha a cuore l'università. Soprattutto, non generalizzate. Perché tra chi protesta c'è anche chi ama quello che fa e chi crede che questo non sia il modo giusto di risolvere i problemi dell'università (senza per questo essere un plagiato disinformato).


FORSE TI INTERESSANO QUESTI POST
Trackback    Stampa Stampa        
Se questo articolo ti è sembrato interessante e vuoi restare informato sugli aggiornamenti del sito, puoi abbonarti al feed RSS. Oppure puoi seguire solo i commenti di questo articolo, abbonandoti al feed apposito.
Non sai cosa sia un feed RSS? Questa pagina ti sarà di aiuto!