In generale, parlare di musica è difficile quasi quanto parlare di calcio o politica: ognuno ha i suoi gusti, fare distinzione tra i generi è un'operazione quasi impossibile (che io peraltro rifiuto, ritengo ottuso ingabbiare un gruppo in un genere), e una miriade di altri problemi e incomprensioni che nascono dall'esprimere un parere su una cosa tanto personale come la musica.
Ancora più difficile risulta parlare di Dark Passion Play, ultima fatica dei Nightwish. E credo che il motivo sia intuibile: la grande incognita Anette Olzon.
Quando due anni fa è avvenuto il divorzio tra il gruppo e Tarja Turunen, molti davano per ormai spacciata la sorte di Tuomas e compagni. Al contrario, Tuomas e l'etichetta Nuclear Blast hanno trasformato la scelta della nuova vocalist in un'attesa spasmodica, centellinando le informazioni fino all'ultimo istante. Così, dopo aver saggiato a fondo le doti canore (e non solo, per loro stessa ammissione) delle candidate, la scelta era caduta su Anette.
Le possibilità erano due: scegliere un clone di Tarja o tagliare di netto col passato. Fortunatamente i Nightwish hanno optato per la seconda opzione; la prima, a mio avviso, sarebbe stata la loro rovina.
(continua...)




