
Sanyutei Ryuraku
Il rakugo (落語) è un'arte declamatoria giapponese. Il declamatore (落語家,
rakugoka), vestito in abito tipico, è seduto su un cuscino al centro del palco e con il solo ausilio della sua voce, di un ventaglio (扇子,
sensu) e di un piccolo telo (手拭,
tenugui) racconta una storiella comica e/o satirica. Può prendere in giro i potenti ma non mancano le scenette sui tipi umani come l'avaro, il saccente, il nevrotico.
Descritto in questi termini, potrebbe anche non sembrare nulla di eccezionale, ma oggi in università abbiamo avuto l'occasione di assistere a un breve spettacolo di Sanyutei Ryuraku, uno dei più grandi rakugoka viventi, ed è stata un'esperienza veramente incredibile!
La maestria con cui il ventaglio diventava una coppia di bacchette per mangiare o una pipa, la magia che trasformava il telo in un borsello o in una tabacchiera, l'incredibile espressività dell'artista...non si possono esprimere con le parole. Il maestro ha interpretato una scena in giapponese con alcune frasi in italiano, perfettamente comprensibile anche a chi era digiuno della lingua (prova lampante della bontà della gestualità), e una scena appositamente tradotta in italiano.
Tutto preceduto da brevi presentazioni su alcuni dei tratti tipici del rakugo.
A chi volesse assistere a questa particolare forma d'arte potrebbe interessare lo spettacolo che avrà luogo a Firenze il 30 ottobre 2009, patrocinato dalla Associazione Iroha, che vedrà esibirsi proprio il maestro Sanyutei Ryuraku sia in giapponese che in italiano. Un'occasione imperdibile!
Nel video che segue potete vedere l'esibizione di un altro rakugoka. Anche non conoscendo la lingua, è possibile apprezzare l'espressività dell'interprete.
La storia narra di un padre che porta il figlio a una fiera, a patto che questi non faccia troppi capricci...
Un breve articolo di qualche riga. Tanto ci basta per farci bacchettare dall'ambasciata giapponese in Italia. Pare infatti che Il Giornale, in un articoletto apparso sull'edizione del 30 aprile 2009, abbia avuto la brillante idea di esibire una cosa come "Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi".
Una caduta di stile che non è sfuggita a chi di dovere, tanto che l'ambasciatore giapponese ha subito provveduto a inviare una lettera al direttore, Mario Giordano, per chiedere (ovvi) chiarimenti e (ovvia) rettifica. Per la serie "Facciamoci riconoscere". Segue il testo della missiva, dal sito ufficiale dell'ambasciata.
Egregio Direttore,
ci riferiamo all'articolo apparso sul Vostro giornale il 30 aprile a p. 16, intitolato "Lambertow premiato dai giapponesi". Nel medesimo si legge "Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi".
E’ ben accetta l'attenzione prestata alla notizia del conferimento dell'onorificenza al Senatore Dini da parte del Giappone. Tuttavia, riteniamo che l'espressione utilizzata per identificarci, ossia "musi gialli", abbia una connotazione dispregiativa e molto negativa. Segnaliamo che l'espressione non sarebbe neppure necessaria nel contesto, quindi il suo utilizzo è totalmente gratuito. Inoltre, tale espressione così grossolana non ci sembra consona né all'altezza di un giornale come il Vostro, a tiratura nazionale e con una sua tradizione nel giornalismo italiano.
Pertanto, richiediamo quanto prima una spiegazione a scopo di rettifica sull'espressione "musi gialli giapponesi" come apparsa sul Vostro giornale.
Attendendo una Sua risposta in merito, Le porgiamo distinti saluti.
Shinsuke Shimizu
Ministro e Vice Capo Missione
P.S.- Anticipiamo, inoltre, che la presente lettera sarà pubblicata in ogni caso sul sito della nostra Ambasciata al fine di informare i Vostri numerosi lettori.
Quando si dice che i nippi sono in grado di realizzare qualunque cosa...il video che state per vedere immortala la spettacolare fontana computerizzata situata nel centro commerciale Canal City di Hakata (in Giappone, ovviamente). È in grado di generare immagini e scritte grazie al preciso calcolo di uscita dell'acqua dagli ugelli posti in cima. Incredibile.
[via Attivissimo]
Quando uno dice che i giapponesi (o giappi, o nippi) sono troppo avanti, lo fa ben conscio che a intervalli più o meno regolari si verificano eventi che provano una affermazione di tale portata.
Ed è così che questo lunedì il Ministero del Turismo ha nominato Hello Kitty "ambasciatrice del turismo in Cina e Hong-Kong".
Lo scopo ufficiale è quello di sfruttare la grande popolarità della gattina creata nel 1974 dalla Sanrio Co. per incrementare la quantità di turisti provenienti dai Paesi più vicini all'arcipelago nipponico.
Shintaro Tsuji, presidente di Sanrio Co., ha dichiarato che si tratta di un vero onore e ha assicurato che Hello Kitty "lavorerà duro per portare tanti turisti in Giappone".
La popolarità mondiale di Hello Kitty è palese, tanto che è possibile incontrarla su ogni tipo di oggetti (perfino un fucile, come ho scritto tempo fa), e proprio in questo periodo il musical "Hello Kitty's Dream Light Fantasy" sta spopolando a Pechino.
Del resto il Giappone non è nuovo a questo genere di iniziative: tempo fa Doraemon è stato nominato "ambasciatore degli anime".
Oltre a Hello Kitty, nel corso della cerimonia sono stati nominati ambasciatori del turismo la cantante koreana Younha (che è praticamente uguale alla mia penfriend), l'attrice giapponese Yoshino Kimura e il duo pop/rock Puffy & Ami Yumi.
Ma il motivo vero per cui ho deciso di scrivere questo post è la foto. A destra c'è Hello Kitty, è abbastanza palese. A sinistra c'è Younha. Ma secondo voi chi è quello al centro. Ebbene sì: è il Ministro giapponese del Turismo. Che mito
[fonte: CNN.com]
Titolo: Io sono un gatto
Titolo originale: 吾輩は猫である (Wagahai wa neko de aru)
Autore: Sôseki Natsume (漱石夏目)
Anno: 1905 (uscito in Italia nel 2006)
Editore: Neri Pozza
Codice ISBN: 88-7305-927-9
Acquista online: Internet Book Shop, Bol.it
Pagine: 512
Prezzo: €18,00
Sono venuto a conoscenza dell'esistenza di questo libro casualmente, durante una lezione di lingua giapponese: il professore stava parlando di come in giapponese "watashi" (il pronome di prima persona singolare) sia abitualmente associato a un essere umano, e della conseguente sorpresa che suscitò all'epoca un libro intitolato, appunto, "Io sono un gatto".
Il titolo mi ha incuriosito molto e me lo sono appuntato. Finalmente in questi giorni ho avuto un po' di tempo per leggerlo in pace.
Le zampe dei gatti, ovunque si posino, sono così silenziose che non tradiscono mai la loro presenza, quasi calpestassero il cielo o le nuvole. Sono come un gong suonato sott'acqua o un koto pizzicato in una grotta, sono l'intuizione muta e immediata delle delizie della vita. [...] Vado dove voglio, ascolto quel che mi garba, dopodiché tiro fuori la lingua, agito la coda, drizzo i baffi e me ne torno indisturbato a casa.
Inizialmente il racconto fu pubblicato a puntate su una rivista culturale tra il 1905 e il 1906, e nonostante il titolo provocatorio non parla di gatti. Non è neanche la storia di un gatto.
Che Soseki (che vuol dire "testardo" ed è solo uno pseudonimo, il vero nome dell'autore è Kinnosuke) si sia bevuto il cervello? Ovviamente no: il gatto c'è, ed è il personaggio fondamentale di ogni romanzo, quello che non può assolutamente mancare. Il gatto è la voce narrante, gli occhi attraverso i quali il lettore osserva i fatti.
Il nostro gatto non ha neanche un nome, e per sua stessa ammissione non è neanche un campione di bellezza. È dotato però di spirito di osservazione e di quel senso di superiorità filosofica che chiunque abbia un gatto in casa può scorgere nel suo sguardo.
(continua...)
Secondo gli psicologi inglesi, oggi è il "Blue Monday", il giorno più nero (noi diciamo nero, loro dicono blu) del 2008. Esatto, non un giorno sfigato qualsiasi, ma IL giorno sfigato per eccellenza
perché? Le feste sono finite da un pezzo, si è reduci da un periodo di spese-folli/rimpatriate-forzate/bagordi, ormai si è ricaduti a tempo pieno nella solita routine; e ci si mette pure il tempo!
Tutto questo dovrebbe rendere più tristi e spingere al suicidio, sempre secondo gli studiosi britannici.
Certo, affermare con certezza che oggi è il giorno più brutto dell'anno, avendone all'attivo solo 21 e mancandone ancora 345 è un po' supponente, ma prendiamolo come dato. Ne consegue che un po' di felicità dovrebbe nascere pensando che passato oggi, non potrà andare peggio per tutto il resto dell'anno 
Ma se anche questo pensiero non dovesse bastare, ecco alcune piccole cose che potrebbero farvi sorridere:
- La nostra situazione politica. Questa affermazione non prende assolutamente in considerazione nessuno schieramento: mi limito solo a dire che la nostra politica fa ridere, se è tragica, comica, o entrambe le cose...lo lascio decidere a chi legge. Di sicuro certe cose sono da raccontare ai nipoti:"sapete, cari nipoti, quando il nonno lavorava ha fatto cadere un governo intero con l'aiuto della nonna"
- Le notizie di gente che va contromano in autostrada sono così frequenti che inizio a pensare che ci sia qualcosa di sbagliato nel modo in cui sono concepite le rampe di accesso
però fare 120 km in senso contrario, a 71 anni, in stato confusionale, inseguito dalla Polizia...non ha prezzo
- Il cellulare si sta affermando come nuovo mezzo per scrivere romanzi, o meglio keitai novels. In Giappone ben 5 dei 10 titoli più venduti dell’anno passato sono nati su telefonino per poi essere trasposti su carta. Se da una parte questa novità mi incuriosisce (quasi quasi ci provo anche io), dall'altra mi inquieta per le conseguenze che potrebbe avere sulla già scarsa correttezza con cui si scrive in Italia. Però il fatto che questa cosa arriva dal Sol Levante fa guadagnare 10 punti al tutto
- Non scrivo mai nulla di me, però considerare come "Blue Monday" il giorno in cui ho dato il primo esame nella nuova facoltà, nonché il primo 30 e lode...mi viene un po' difficile
Ogni giorno che passa mi convinco sempre più di una cosa: il giorno che riuscirò ad andare in Giappone dovrò partire con una valigia aggiuntiva (e con un notevole surplus di denaro) per poter comprare l'incredibile quantità di oggetti incredibilmente inutili e allo stesso tempo incredibilmente belli. Dopo i particolarissimi orologi di TokyoFlash, ecco Jinsei Ginko (人生銀行).
La traduzione del termine suona un po' come "Life Bank", e l'oggetto in questione è quello che vedete in alto. Sarebbe un comunissimo salvadanaio, se non fosse per quel piccolo display. Se questo display si limitasse a dirvi quanti soldi ci sono dentro, non sarebbe questa gran trovata.
(continua...)