Titolo originale: Juno
Nazionalità: USA/Canada (2008)
Durata: 96 minuti
Regia: Jason Reitman
Sceneggiatura: Diablo Cody
Interpreti principali: Ellen Page, Michael Cera, Jennifer Garner, Jason Bateman
Scheda IMDB: link
Scheda RottenTomatoes: link
Fino a qualche giorno fa, Juno era solo il nome di una modella ganguro giapponese (uahah)…da ieri sera è anche il titolo di uno dei film più belli che abbia visto negli ultimi tempi.
Spinto dalla imbarazzante quantità di premi sfiorati e vinti (tra cui l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale e il premio come miglior film del Festival di Roma), dall’elevatissima valutazione su RottenTomatoes, nonché da Mami…ieri sera è stata la serata Juno
Juno (Ellen Page) come il nome della dea latina Giunone e non come la città in Alaska (cit.), è una ragazzina di sedici anni che rimane incinta dopo aver fatto l’amore per la prima volta con il suo amico Paulie Bleeker (Michael Cera).
Anche su consiglio della sua amica Leah, cheerleader con una passione per i professori, è inizialmente intenzionata ad abortire; ma il viaggio verso la clinica è solo una toccata e fuga, perché Juno decide di portare a termine la gravidanza e dare il “fagiolo”, come lo chiama, in adozione alla coppia perfetta: Mark Loring (Jason Bateman), compositore di jingles pubblicitari affetto dalla sindrome di Peter Pan, e sua moglie Vanessa (Jennifer Garner), perfetta mamma wannabe con qualche accenno di sindrome ossessivo-compulsiva (è meglio il color panna o il color crema?)
Certo, non è tutto rose e fiori, e i problemi non mancheranno. Ma Juno li saprà affrontare con rara maturità.
Film indipendente, opera seconda dopo Thank you for smoking di Jason Reitman, costato solo 7,5 milioni di dollari e che fino ad ora ne ha incassati quasi 142 (sì, 142 milioni di dollari), Juno è una incredibile sorpresa su tutti i fronti.
Come detto, alla regia troviamo qualcuno che è sì figlio d’arte ma è solo al secondo film. Incredibile se andiamo a vedere chi ha scritto la sceneggiatura che ha vinto l’Oscar: Candy Cox, ex centralinista di hotline, ex spogliarellista, priva per sua stessa ammissione di qualsiasi preparazione nel campo, riesce a non annoiare mai e a mantenere l’attenzione dal primo all’ultimo fotogramma.
Ed Ellen Page, semplicemente perfetta nel ruolo della piccola grande Juno, protagonista di quasi ogni scena (quelle che non la vedono al centro dell’attenzione si contano davvero sulle dita di una mano), perfettamente calata nel ruolo. Né sono da meno i personaggi di supporto, da Michael Cera, che è così bravo a fare il ragazzo timido-impacciato-dolce che pare sia nato per quel ruolo, ai genitori di Juno, alla coppia-perfetta-ma-non-così-tanto che dovrebbe adottare il bambino di Juno: Jennifer Garner è bravissima a fare la spiritata ossessionata dall’idea di avere un bambino, Jason Bateman è bravissimo a fare lo spiritato in un’altra direzione (probabilmente capirete dopo aver visto il film, a me ha dato proprio quell’impressione).
Fotografia fresca, con le indicazioni delle stagioni “disegnate con il gessetto” come anche la “sigla iniziale” che apre il film, colonna sonora ancora più fresca, piena di canzoni simil-folk (avete presente Gillmore Girls?) che si inseriscono nelle scene senza mai, mai risultare noiose, dialoghi sferzanti con alcune chicche che non cito solo per non rovinare il gusto della sorpresa a chi ancora deve vedere il film…tutto è perfetto in questo piccolo capolavoro così poetico, così dolce, così kawaii. Si esce dal cinema con il sorriso, felici di aver speso bene i soldi del biglietto (che tra l’altro continua ad aumentare!)
C’è qualcuno (un tizio che faceva tutt’altro e ora si è buttato in politica per lanciare una sua personale crociata…no, non è Berlusconi), che ha voluto buttare sulle spalle della povera Juno un messaggio anti-abortista. Messaggio che vi si può vedere solo attraverso la lente del pregiudizio: il rifiuto dell’aborto non viene esaltato, non è una scelta eroica, semplicemente è un momento funzionale della trama del film…se Juno avesse deciso di abortire, il film sarebbe durato un quarto d’ora! Juno compie la scelta di tenere il bambino ma questo non scaraventa la scelta di abortire all’inferno, come si vuol far credere. Casomai, la morale del film è che non tutti i giovani sono dei potenziali serial killers lobotomizzati dalla televisione. Ma scervellarsi sui contenuti profondi del film rischia di essere deleterio, rischia di far perdere quella serenità che, nonostante il tema trattato, pervade tutto il film. E allora godiamoci questo gioiellino di film, ai grandi temi della Morale ci penseremo un’altra volta.




