Mi appresto a compiere una delle mie rare scorribande nell'infido terreno della discussione politica, ma l'evento è di quelli storici: i media nostrani hanno scoperto l'esistenza della stampa estera, e un paio di giorni fa ha rimbalzato in ogni dove la notizia secondo la quale il Newsweek, prestigioso settimanale del gruppo Washington Post, avrebbe pubblicato un articolo elogiativo nei confronti del Governo italiano guidato da Silvio Berlusconi, titolando Miracolo in 100 giorni (qui la traduzione).
Il primo fatto veramente divertente è l'improvviso interesse dei media italiani nei confronti della stampa estera, che fino a tre giorni fa non esisteva affatto, anche se nella realtà c'è sempre stata grande abbondanza di materiale riguardante l'Italia (come testimoniato da Visti da Lontano e Italia dall'estero, ad esempio); ma probabilmente riscuotevano poco interesse per il fatto di essere quasi tutti pareri negativi nei confronti delle scelte del Governo.
Ma ecco arrivare il fulmine a ciel sereno: un articolo che parla bene del Governo Berlusconi! E lo definisce addirittura "Miracolo"! Ma le cose stanno davvero così?

L'articolo del Newsweek non è un'appassionata incensazione di San Silvio. L'idea che si è cercato di far passare (specie in televisione, guarda il caso) è che il "miracolo" di cui parla l'articolo sia l'aver salvato l'Italia dal declino...e invece no! Il "miracolo" consiste nell'aver preso saldamente in mano le redini del potere di "una nazione apparentemente ingovernabile" raggiungendo "un tasso di popolarità del 55% – più alto del britannico Gordon Brown, del francese Nicolas Sarkozy o dello spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero".
Inoltre, ha liberato Napoli dai rifiuti (non è scopo di questo post stabilire se sia vero o falso).
Per i nostri media, l'articolo del settimanale americano finisce qui: si rende ambigua la natura del "miracolo", si parla del consenso, dei rifiuti di Napoli finalmente scomparsi (?) ed il pezzo è pronto.

Solo che ci sono altre cose. Ci sono anche le ombre.
Innanzi tutto il Lodo Alfano, che ha regalato l'immunità alle quattro alte cariche dello Stato, con i suoi annessi problemi di costituzionalità, di conflitto di interessi, che non sono passati inosservati ma "gli Italiani si sentono troppo poveri per prestarvi attenzione".
Poi l'emergenza sicurezza, costruita cavalcando "la percezione dell'aumento dei crimini violenti (nonostante i dati dimostrino il contrario) e la supposta responsabilità degli stranieri".
Infine l'articolo non lesina le precisazioni circa la difficilissima situazione economica del Paese, con una crescita (prevista dalla Bank of America per l'anno in corso) dello 0,5%, con le tasse più alte d'Europa (pari al 43%) a fronte di salari tra i più bassi, con un debito pubblico alle stelle.
I dubbi circa la capacità (o meglio, la possibilità) da parte di Berlusconi di risolvere questi problemi non sono per nulla sottintesi nell'articolo, e anzi viene sottolineato come il premier debba fare in fretta perché "gli Italiani ora lo seguono, ma quello che vogliono più di ogni altra cosa è la stabilità economica. Fare pulizia dei rifiuti e accanirsi contro gli immigrati non basta."

Al di là dei pareri espressi dall'articolo, quello che più colpisce è il trattamento che ha ricevuto appena varcato il confine italiano: travisato e solo parzialmente diffuso, per dare l'idea che la testata statunitense si fosse prodotta in un appassionato panegirico del Silvio più famoso del mondo.
Una cosa del genere dovrebbe risultare fastidiosa per chiunque, a prescindere dalle proprie idee politiche.

Se volevo vedere i clown, compravo un biglietto per il circo. O avrei aspettato le 21.10 e l'inizio di Colorado.
Invece i clown li ho visti in diretta televisiva sui telegiornali, tutti stipati in un sontuoso tendone che mi dicono chiamarsi "Senato".
E questi clown erano vestiti in un modo strano: non con abiti fuori misura e coloratissimi, ma in giacca e cravatta. Mi dicono che questo tipo di clown si chiama "politico", "senatore" nello specifico. Buono a sapersi.
Ieri sera in questo tendon...pardon...in questo Senato sono volati insulti e sputi prima, spumante e mortadella poi. Uno spettacolo che tutto il mondo ha potuto ammirare.

Non mi piace parlare di politica, ne capisco poco e preferisco lasciare la parola a chi ne capisce di più. In linea di massima la penso come Kurai.
Mi voglio però concentrare sull'immagine che in generale, e ieri in particolare, diamo al mondo della nostra classe politica: pagliacci. Non trovo altro modo per definirli. Ah sì: sono anche vecchi. Sono dei vecchi pagliacci.
Non oso pensare a chi in tutto il mondo ha assistito ieri a questo (Anna mi segnala la galleria completa su Repubblica.it):
(continua...)

LeggeA Como non succede mai niente. Sì ok, George Clooney abita a Laglio, la soap Vivere viene girata qui (se sapeste quante falsità ci sono hehe), Alessandro Volta è nato qui, forse non lo sapete ma un Campione Mondiale di offshore è comasco...però quando si passa a parlare di criminalità non è che ci sia questa grande quantità di fatti nefasti.
Certo che quando accadono sono cose belle grosse, ultima in ordine di tempo la "strage di Erba" (virgolettato perché l'espressione viene usata come se fosse il titolo di un libro o di una serie tv). Il processo inizierà la prossima settimana, e già fervono i preparativi per il banchetto: domani arriveranno i tecnici Rai per un sopralluogo, sono già state effettuate quasi cento richieste di accredito da parte di giornalisti-operatori-fotografi (anche stranieri), si prevedono pass e transenne (fonte: CiaoComo), tutto per nutrire al meglio gli affamati di scandalo, i cacciatori di dettagli scabrosi, i Porta-a-Porta-Boys© e i Matrix-freaks©
Io prevedo solo grossi problemi per la viabilità (tutta questa gente arriverà con un camioncino, immagino) e fastidio generale per la presenza di questo circo che col processo non c'entra nulla. Ma a quanto pare CSI non basta più: ci vuole il sangue vero, ci vuole roba come Real CSI.

(il titolo del post è liberamente ispirato a un aneddoto by Dario)

Il cinema europeo è in crisi, soffocato dalle colossali produzioni americane che, per dirla tutta, hanno anche budget di due o tre ordini di grandezza superiori; e poi il cinema americano è fatto solitamente per intrattenere senza troppi sforzi, mentre i film europei sono più orientati alla riflessione e quindi apprezzati da una fetta minore di pubblico.
Ed è per questo che la MEDIA, programma di supporto dell'Unione Europea all'industria audiovisiva, ha deciso di diffondere alcuni spot che esaltano le qualità del cinema del vecchio continente.
Uno di questi ha suscitato la classica insurrezione dei classici pudici benpensanti: si tratta infatti di un collage di scene di sesso, anche omosessuale (per la serie mamma li gay), tratte da svariati film d'autore. Lo spot si chiude con una panoramica su una sala cinematografica gremita e il claim "Let's come together" che non vuol dire, come riportato dal TG1, "godiamocela insieme" ma proprio "veniamo tutti insieme" con un doppio senso ben più esplicito.
(continua...)

Qualche giorno fa ho espresso il mio disappunto per la morbosità con cui è stata gestita l'informazione riguardo alla strage di Erba.
Non mi sono però soffermato su un altro elemento importante: il fatto che nelle prime ore successive alla strage tutti i media italiani si sono scagliati contro il marito della donna uccisa, Azouz Marzouk. Quando poi si è scoperto che il giovane marocchino aveva un alibi ed è stata accertata la sua estraneità ai fatti, nessuno si è preoccupato di pubblicare in qualche forma delle scuse per la stupida frettolosità dettata dal sensazionalismo ad ogni costo...nessuno a parte Metro, quotidiano free-press che il giorno successivo ha pubblicato un pezzo del direttore del giornale, in cui si compiva un sentito mea culpa per la situazione.
(continua...)

Ho giusto giusto letto un articolo particolarmente raccappricciante su corriere.it...riguarda la strage di Erba, e non si tratta del resoconto della confessione dei due "esseri" che hanno compiuto lo sterminio. E' un articolo sulla marea di curiosi che si è riversata davanti al cancello e poi nella corte di Via Diaz non appena se ne è presentata l'occasione. Giovani, anziani, suore, coppie in passeggiata...tutti hanno deciso di fare una visita al luogo della strage, non per portare un biglietto o un mazzo di fiori, ma per curiosare! Per vedere live, senza il filtro del tubo catodico, i luoghi del delitto. A fare a gara a chi sapeva meglio i particolari, a chi riconosceva gli angoli "salienti" della scena del crimine: tanti aspiranti Gil Grissom, con la sola eccezione che quello non era il set di una puntata di CSI, ma la vita reale.
E' già successo con il caso del "piccolo Tommy", con la strage di Novi Ligure, perfino in occasione della cattura di Provenzano: folle di curiosi, puntate speciali de "La vita in diretta" e di "Porta a Porta" per soddisfare la fame di particolari della massa, per essere i primi della propria cerchia di conoscenze a scoprire gli elementi più sordidi o più eclatanti della vicenda del mese. Sì, "del mese"...perchè tra tre settimane nessuno si ricorderà più di Erba, così come ora nessuno si ricorda più del "piccolo Tommy" (chissà se qualcuno si ricorda il cognome del bambino Tommaso, e non del personaggio televisivo "piccolo Tommy").
Non so perchè accada questo fenomeno di sciacallaggio mediatico. Una specie di voyeurismo morboso? Un bisogno di catarsi, di poter dire "meno male che non è successo a me"?
Boh...resta il fatto che è fastidioso (almeno per me), e soprattutto poco rispettoso di chi, suo malgrado, fa parte della notizia.

Non mi piace parlare due volte di fila della stessa cosa, ma la questione mi sta troppo a cuore e quindi sento di dover aggiungere alcuni tasselli al quadro delineato nel post precedente.
Oggi Metro (il quotidiano gratuito che viene distribuito nelle principali città italiane) ha dedicato quasi la metà di pagina 2 all'argomento dei videogiochi-brutti-e-cattivi.
Anche in questo caso si parla di Rule of Rose, terrificante survival horror di prossima uscita, che sta destando preoccupazioni in tutta Italia. Disturbante, è stato definito. Metro ne parla come "il caso dell'anno"...senza precisare che in Giappone è stato un completo flop (qualche decina di migliaia di copie) e che tutto questo parlare è solo pubblicità gratuita. Chissà ora in quanti lo compreranno "per vedere com'è". Ne volevo parlare già ieri, ma non mi andava di aggiungermi alla catena di Sant'Antonio che sta regalando così tanto hype a un gioco che non lo merita.
(continua...)