"Ci sono quantità di dati che dimostrano come il file sharing sia positivo per gli artisti. Non negativo. Quindi, forse, non dovremmo tentare tutto il tempo di fermarlo. Non so... in linea generale sono contrario a denunciare gli appassionati. Ovviamente esiste una pirateria che è decisamente distruttiva ma credo, appunto, che i dati dimostrino che in certi casi il file sharing possa essere positivo. Quello che dobbiamo capire è quando è positivo e quando no... denunciare i fan non sembra una strategia vincente" [fonte: Punto Informatico]
Se queste fossero parole mie, non sarebbero degne di nota. Il fatto è che queste, lo avrete intuito, non sono parole mie, bensì di Douglas Merrill, ex Chief Information Officer di Google e, a partire dal 28 aprile, responsabile di una nuova divisione della EMI, che si occuperà di strategie digitali, tecnologia e sviluppo.
Sono parole che hanno suscitato grande scalpore proprio perché sono colme di verità e perché preannunciano una visione nuova del settore. E infatti Merrill appartiene a una generazione giovane. Il problema è che, per vedere risultati concreti verso un nuovo stato di cose (non dico la completa liberalizzazione del p2p, ma almeno una regolamentazione umana), bisognerà aspettare che le major, le associazioni di discografici e tutta la compagnia si liberino dei dinosauri che attualmente le governano.
Il titolo non è molto SEO friendly, però al pensiero di quello di cui sto per parlare non mi viene in mente altro.
Sto parlando di un computer, con le seguenti specifiche tecniche:
- uno schermo retroilluminato LCD da 7 pollici, risoluzione 800x480
- processore Intel Celeron da 900Mhz
- disco a stato solido da 4Gb (esistono anche versioni da 2Gb e 8Gb)
- RAM da 512Mb (esiste anche la versione da 1Gb e comunque si può espandere fino a 2Gb)
- speakers, webcam e microfono integrati
- 3 porte USB 2.0, uscita jack audio, uscita VGA (per monitor esterno), slot MMC, slot Secure Digital
- scheda di rete Ethernet e connettività Wi-Fi
Ok, leggendo queste caratteristiche viene da pensare che io mi sia fumato il cervello. Ma lasciatemi aggiungere che questo computer ha un paio di frecce al suo arco tali da ribaltare completamente il giudizio.
(continua...)
Ebbene sì. Dal 15 gennaio 2008 ogni giovane spagnolo che ne farà richiesta otterrà gratuitamente un dominio .es (l'equivalente del nostro .it, per intenderci), corredato di strumenti tecnologici per la creazione di un proprio sito, blog, galleria multimediale, posta elettronica, un social network creato ad hoc e chi più ne ha più ne metta. Tutto gratis per un anno, per dare una spinta alla presenza dei giovani spagnoli in Rete.
Il progetto, il cui nome è Jóvenes en Red, è stato approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri e costerà circa 3 milioni di euro per il 2008, poi un milione di euro all'anno.
La Spagna ci sta allegramente sorpassando in ogni campo, nonostante sia governata dai mangiabambini. Questo dovrebbe far pensare che il problema in Italia non è lo schieramento che ci governa, ma il fatto che TUTTI i nostri politici andrebbero mandati a casa. Però questo non è un sito che parla di politica, quindi mi fermo qui.
Mi colpisce molto questa notizia per la grande lungimiranza dimostrata dalla Spagna. Il massimo che siamo stati capaci di fare noi è spendere vagonate di soldi per quella ciofeca di italia.it oppure regalare un irrisorio sconto per l'acquisto di un pc da parte degli studenti. Personal Computer che, se si abita in una delle (tante) zone ancora non coperte dalla rete adsl, rischia di essere un costoso pezzo di arredamento kitsch.
[via Geekissimo]
Proteggere il proprio computer è un'attività fondamentale, che purtroppo per molte persone costituisce solo un optional (conosco una quantità enorme di persone che non si prende neanche la briga di installare un anitivirus).
La prima, fondamentale, forma di protezione è l'utente stesso. Sembrerà una banalità ma è così! Non si clicca su link sconosciuti, non si aprono file sconosciuti, non si dice "vediamo". Ma a volte anche essere particolarmente accorti può non essere sufficiente.
(continua...)
Guardando l'immagine del brevetto recentemente depositato da Nokia, sembrerebbe che il leader indiscusso della telefonia mobile stia pensando alla realizzazione di un terminale molto simile al famosissimo Sidekick della T-Mobile, quello che si vede nei telefilm americani (per intenderci, in OC ce l'hanno praticamente tutti, in Heroes credo di averlo visto solo a Claire, lo possiede anche Rory Gillmore).
Fermo restando che un modello Nokia del genere potrebbe anche non vedere mai la luce, e che in ogni caso i tempi saranno lunghi, mi viene da pensare a quanta speranza potrebbe avere in Italia.
Cellulari come il sidekick, o come l'iPhone, necessitano di essere costantemente collegati alla Rete per sfruttare appieno le potenzialità di comunicazione, e i costi delle tariffe flat mobili dei nostri operatori sono a dir poco proibitive (una ventina di euro al mese): anche considerando che un apparecchio di questo tipo porterebbe a una riduzione di telefonate ed sms, e quindi a un risparmio, resta un costo troppo elevato.
E così, mentre in America si sollazzano con il Sidekick e in Svizzera si godono Ogo, con tariffe quanto meno umane, a noi non resta che continuare a farci spennare.